Nuovo Dpcm Draghi: cosa cambia per bar e ristoranti

di FornellidItalia
Nuovo Dpcm Draghi: cosa cambia per bar e ristoranti
Nuovo Dpcm Draghi: cosa cambia per bar e ristoranti

Il nuovo governo è al lavoro per stabilire le misure restrittive in vigore dal 6 marzo. Bar e ristoranti chiedono di poter aprire la sera in zona gialla e fino alle 18 in zona arancione. Attesa per le decisioni

Il 5 marzo scadrà il Dpcm emanato da Giuseppe Conte il 14 gennaio scorso e il governo Draghi è già al lavoro per mettere a punto le nuove regole per contrastare la diffusione del Coronavirus che saranno in vigore dal 6 marzo. Al momento, l’unica certezza sembra la conferma del divieto di spostamento tra le Regioni che sarà prorogato fino al 27 marzo, mentre c’è grande attesa per le decisioni che saranno prese in merito alle altre restrizioni, in particolare sull’apertura di bar e ristoranti, tra le attività più colpite economicamente dallo scoppio della pandemia (secondo le stime Coldiretti la ristorazione nazionale nel 2020 ha dimezzato il fatturato con una perdita di 41 milioni di euro).

La richiesta di bar e ristoranti: riapertura serale in zona gialla

Fipe (Federazione italiana pubblici esercizi) e Confcommercio chiedono al nuovo governo la riapertura serale dei locali nelle zone a basso rischio di contagio. «La riapertura serale, almeno nelle zone gialle, dei pubblici esercizi in grado di garantire il servizio al tavolo non è più rinviabile», si legge in una nota emanata dalla Federazione. «È significativo che anche l’Anci, e dunque i sindaci di tutta Italia, si sia detta favorevole a un allentamento delle restrizioni nei confronti di bar e ristoranti. Sta crescendo la consapevolezza che è più facile far rispettare le misure di distanziamento e di sicurezza sanitaria all’interno di un locale, piuttosto che nelle piazze e nelle strade dove le persone finiscono per assembrarsi senza alcuna precauzione. Ci auguriamo che il primo Dpcm del nuovo governo segni un cambio di passo nelle politiche di mitigazione del contagio da Covid-19, che da troppo tempo stanno penalizzando solo alcune categorie caricandole di responsabilità che non gli spettano».

Fipe e Confcommercio chiedono anche la possibilità di aprire fino alle 18 in zona arancione, dove attualmente si può effettuare solo servizio d’asporto e di consegna a domicilio. «Da un anno», prosegue la Federazione, «portiamo avanti la battaglia a difesa della dignità di centinaia di migliaia di imprese che non possono essere aperte o chiuse con un’ordinanza pubblicata nella notte e valida dalla mattina successiva. Occorre rispetto per il lavoro di oltre un milione di persone e per un’intera filiera che proprio in bar e ristoranti ha un fondamentale punto di riferimento. Chiediamo ai nostri imprenditori di applicare con rigore i protocolli sanitari e chiediamo alle istituzioni controlli a tappeto perché tutti li rispettino. Tutto questo per consentirci di poter riaprire anche alla sera, fino alle 22, in zona gialla e fino alle 18 in zona arancione. E visto che i contagi si stanno diffondendo a macchia di leopardo sul territorio, con piccoli focolai e città pressoché immuni, chiediamo che le aperture possano essere regolate anche su base locale, di modo che le misure restrittive siano efficaci e selettive».

Il no del Cts

L’aumento del numero dei contagi, il rialzo dell’indice Rt e la diffusione delle varianti del virus non fanno sperare però in un allentamento delle restrizioni. Il Comitato tecnico scientifico si è detto contrario a riaperture che rischiano di far salire il numero dei contagi favorendo la circolazione delle persone. La decisione finale sarà politica e, accanto ai provvedimenti di contenimento, si attendono anche le nuove linee per le misure di indennizzo per chi subisce perdite economiche a causa della sospensione della propria attività.

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