L’arancione è il nuovo bianco

di FornellidItalia
L’arancione è il nuovo bianco
L’arancione è il nuovo bianco

I vini hanno un nuovo colore. Oltre ai bianchi, ai rosa e ai rossi, ci sono gli arancioni. Ma più che di novità, si tratta di un’antica tradizione, oggi molto di moda. Gli orange wines, chiamati anche amber wines o vini macerati, sono prodotti partendo da uve bianche e assumono la caratteristica tonalità, perché il mosto è lasciato a contatto con le bucce, che rilasciano il colore, oltre a profumi e sapori diversi. Questa tecnica di produzione, comune tra i contadini fino a qualche decennio fa, era quasi sparita con l’avvento delle moderne cantine, ma è tornata alla ribalta e sono sempre di più i vignaioli che si cimentano con la macerazione delle uve bianche.

La patria indiscussa dei macerati è la Georgia, dove il metodo di lavorazione delle uve e i kwevri, le anfore di terracotta dove avvengono la fermentazione e la vinificazione, sono stati inseriti tra i Patrimoni immateriali dell’Umanità dell’Unesco nel 2013. In Italia, invece, il luogo di produzione più famoso è Oslavia, piccolo borgo del Friuli-Venezia Giulia, al confine con la Slovenia. È stato Josko Gravner a sperimentare le prime macerazioni nel 1994 e l’utilizzo delle prime anfore nel 1997 e oggi la sua Ribolla è certamente l’esempio più celebre e riuscito tra i vini arancioni italiani. Gli studi di Gravner hanno fatto parecchi proseliti in zona e tra i vini macerati da non mancare ci sono anche il Collio Bianco di La Castellada e la Ribolla Gialla di Podversic; nella zona del Carso sono ottimi la Malvasia di Skerlj e l’Ograde di Skerk, a base di uve vitovska, malvasia, pinot grigio e sauvignon. Uscendo dalla regione, invece, non perdete l’Altrove di Walter De Battè, un vino ligure a base di uve bianche e rosse che macerano per sette giorni, l’emiliano Ageno di La Stoppa, fatto con malvasia di Candia, ortrugo e trebbiano, e il campano Don Chisciotte, un fiano in purezza prodotto da Pierluigi Zampaglione.

 

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